Cessione del quinto: crescono le voci contrarie

Come è noto, i prestiti con cessione del quinto sono in grande ascesa nel nostro Paese, soprattutto per effetto della facilità con cui vengono erogati dalle aziende creditizie. Una soluzione molto gettonata da un numero sempre rilevante di nostri connazionali che, potendo vantare una busta paga o una pensione, riescono ad ottenere rapidamente l’erogazione di quanto richiesto.

Occorre però sottolineare come siano sempre di più le voci di coloro che mettono in guardia dalla scarsa convenienza dei prestiti con cessione del quinto, un allarme del resto condiviso dalla stessa Banca d’Italia che ha ricordato anche di recente come nel corso del 2018 proprio questo tipo di finanziamento sia stato al centro della grande maggioranza dei contenziosi affidati all’Arbitro Bancario Finanziario. Contenziosi derivanti proprio dall’opacità dei comportamenti messi in atto dalle società specializzate nell’erogazione di queste soluzioni. Per capire meglio la portata del problema, basterà ricordare che i 22mila contenziosi in questione, più 40% rispetto all’anno precedente, sono quattro volte di più rispetto a quelli che hanno fatto seguito allo scandalo di Banca Etruria. Proprio per questo il nostro consiglio, prima di richiedere un prestito simile, è di consultare con attenzione i siti online dedicati al tema, per cercare di capirne al meglio le eventuali criticità.

Alcune cifre, per cercare di capire meglio

C’è un altro dato che dovrebbe far riflettere i consumatori sulla cessione del quinto di stipendio o di pensione: nel corso dello scorso anno sono stati erogati ben 5 miliardi di euro con questa formula. Una cifra rilevante che lo diventa ancora di più se si pensa che ha generato un  utile lordo di oltre 500 milioni, ovvero più del 10%, in pratica il surplus derivante da tassi d’interesse che sono in questo momento intorno al 10%. Considerato come quelli che caratterizzano le decisioni della Banca Centrale Europea siano prossimi allo zero, il dato stride non poco e fa immediatamente capire la scarsa convenienza di questa soluzione creditizia. Cui peraltro molte aziende aggiungono costi come quelli derivanti dall’apertura della pratica o di istruttoria destinati a gravare ancora di più sul piano di rientro.