Abbandono dei cimiteri
Risale agli inizi del V secolo l’abbandono della pratica sepolcrale in catacomba. Molti fattori concorsero al declino di tale pratica. Un fattore su cui molto hanno insistito gli studiosi sarebbe stato quello dell’effetto nefasto delle incursioni barbariche: la prima di esse fu, nel 410, quella terribile di Alarico, cui seguirono le guerre cosiddette greco-gotiche (537-550), durante le quali le fonti storiche narrano che le sepolture dei martiri nascoste nelle catacombe sarebbero state exterminatae.
Tuttavia non è esatto proporre, agli inizi del V secolo, con l’abbandono della pratica funeraria, un declino tout court dei cimiteri extraurbani. Infatti nei primi secoli del medioevo le catacombe continuarono ad essere frequentate a scopo devozionale ed alle tombe dei martiri riposte nelle catacombe pontefici come Vigilio (537-555), Giovanni III (561-574) e poi Adriano I (772-795) e Leone III (795-816) continuarono a rivolgere cure ed abbellimenti, anche con il contributo di generosi sponsors dell’aristocrazia romana.
Ad una generale contrazione demografica, corrispose l’abbandono dei loculi e degli arcosoli sotterranei, in favore di più comode sepolture situate nelle grandi basiliche suburbane, quali quelle dei principi degli apostoli, San Pietro in Vaticano e San Paolo all’Ostiense, e dei martiri delle consolari: Sant’Agnese sulla via Nomentana, San Lorenzo e Sant’Ippolito sulla via Tiburtina, i Santi Marcellino e Pietro sulla Labicana, la Basilica Apostolorum (o Petri e Pauli, come viene denominata in una iscrizione recentemente scoperta nella catacomba di vigna Chiaraviglio) sulla via Appia.
Contemporaneamente, contravvenendo l’antica legislazione, in epoca tarda si prese a seppellire anche all’interno del pomerio, spesso utilizzando i grandi spazi deserti ed abbandonati della Roma pagana. Intanto però, già dalla metà del VI secolo era stato sporadicamente adottato un provvedimento radicale, che diverrà nell’VIII e IX secolo sistematico, per garantire la custodia dei corpi venerati: la loro traslazione entro le mura della città, nelle chiese urbane come Santa Prassede, Santa Maria in Trastevere, Santi Quattro Coronati e altre.