Escavazione delle catacombe
Le catacombe sono costituite da lunghe gallerie (cryptae), nelle cui pareti si ricavarono delle tombe, generalmente a loculo (loculi, loci), talora più elaborate (a forno, a mensa), oppure sormontate da un arco, e dette perciò arcosoli.
Poiché lo scavo del sottosuolo era un’operazione complessa e lunga, talvolta, per economizzare i tempi ed i costi del lavoro, vennero riutilizzati ambienti già scavati nel sottosuolo, quali cave di pozzolana abbandonate, i cosiddetti arenari (come nel caso della regione dell’Arenario nelle catacombe di Priscilla), oppure cisterne e cunicoli idraulici.
Lo scavo di una catacomba generalmente procede dalla realizzazione di un accesso esterno e di una scala che scende in profondità (descensus, scala); da questa si diparte una galleria in asse con varie diramazioni, che possono svilupparsi secondo un impianto più o meno regolare – a graticola, a spina di pesce, etc. – e su più livelli. Per garantire l’areazione degli spazi sotterranei, venivano aperti dei pozzi, i lucernai (lumenaria), che servivano anche per l’estrazione delle terre di risulta dello scavo.
Per sfruttare al massimo gli spazi disponibili, anche i piani pavimentali ospitavano sepolture, a semplice fossa rettangolare (forma) o a pozzetto multipiano. Lungo le gallerie si potevano aprire delle camere sepolcrali, i cubicoli (cubicula, cryptae), riservati a famiglie o ad associazioni, di elevato livello economico e sociale: infatti queste camere presentano generalmente decorazione pittorica.
I fossores
Fossori, da fossores, laborantes, erano detti gli operai che provvedevano all’escavazione delle catacombe, come pure all’amministrazione di esse. Questi operai raggiunsero un grado di perizia tecnica veramente notevole per l’antichità, considerando che disponevano di una strumentazione di lavoro molto semplice, costituita per lo più da pale, picconi, asce, scalpelli, e che operavano in situazioni disagiate, per l’umidità e l’oscurità catacombale.
Del livello tecnico più avanzato raggiunto da queste maestranze sono dimostrazione talune regioni tarde di grandi cimiteri comunitari quali San Callisto (le regioni di Soteride e Liberiana), San Sebastiano (la regione della ex vigna Chiaraviglio), dei Santi Pietro e Marcellino, del Cimitero Maggiore (la regione delle cattedre), Domitilla (la regione dei mensores) e altre.
Certamente questa corporazione professionale presentava al suo interno una gerarchia ed una differenziazione delle responsabilità. Sta di fatto che ebbero un grande potere nell’amministrazione dei cimiteri, in quanto da costoro era regolata l’assegnazione e la compravendita degli spazi sepolcrali disponibili, particolarmente costosi nel caso delle cosiddette ‘sepolture privilegiate’. Così vengono definiti gli spazi funerari situati presso le tombe dei martiri (ad sanctos), particolarmente ambiti dai fedeli, in quanto si riteneva che da tale vicinanza si potesse ottenere l’intercessione in favore del caro estinto e per questa prerogativa chi poteva era disposto a pagare ai fossori prezzi incredibili.
Ciò era impossibile per i fedeli di condizione modesta, che costituivano la gran parte della comunità: quod multi cupiunt et rari accipiunt, recita appunto al proposito un’iscrizione di origine incerta del 382. Lo strapotere dei fossori nei cimiteri finì per provocare la reazione restrittiva da parte della gerarchia ecclesiastica, che progressivamente trasferì le mansioni amministrative dei fossori nelle mani dei presbiteri o dei gradi intermedi del clero.