I termini ‘cimitero’ e ‘catacomba’
È importante sottolineare che, per indicare quella che tradizionalmente veniva chiamata necropoli, ossia la ‘città dei morti’, i cristiani ricorsero ad un termine etimologicamente ma anche semanticamente opposto.
La parola ‘cimitero’, con cui i cristiani (ma anche gli ebrei) indicano le aree funerarie, deriva dal greco koim£w e significa ‘dormitorio’. Dall’introduzione di questo vocabolo appare evidente la valenza assegnata a tali aree, quali luoghi di accoglienza temporanea dei defunti, in attesa della chiamata alla vita eterna.
L’origine della parola ‘catacomba’ si riconduce a quella zona, tra il II ed il III miglio della via Appia, ove in seguito sarebbe sorta la memoria Apostolorum Petri et Pauli e poi una grande basilica costantiniana, che era denominata ad catacumbas, ossia, secondo la spiegazione prevalente fra gli studiosi, ‘presso l’avvallamento’, in quanto qui l’attività di estrazione della pozzolana aveva determinato un avvallamento del sito.
In seguito, i primi cristiani utilizzarono le gallerie abbandonate della cava di tufo per collocarvi delle sepolture e qui si sviluppò il cimitero sotterraneo di San Sebastiano, identificato dal toponimo ad catacumbas.
Questo cimitero fu nel corso dei secoli sempre visitabile, insieme a pochi altri come Sant'Agnese, San Pancrazio, San Lorenzo, San Valentino. Per questo motivo, quando in epoca moderna, pian piano iniziò la riscoperta dei cimiteri sotterranei sparsi intorno a Roma, la denominazione di San Sebastiano passò per estensione ad indicare tutti i cimiteri sotterranei.