L'organizzazione ecclesiastica dei cimiteri
Come s’è detto, i grandi cimiteri comunitari erano di proprietà della Chiesa. Il Liber pontificalis, una serie di biografie papali compilate da autori anonimi nell’ambiente curiale nella prima metà del VI secolo nella redazione più antica, ci informa che papa Fabiano (236-250) suddivise Roma in sette regioni ecclesiastiche, ciascuna con le sue parrocchie (tituli) ed i suoi cimiteri.
Papa Dionisio (259-268) avrebbe poi assegnato un clero stabile ai tituli ed ai cimiteri. D’altra parte, Eusebio ci narra che quando il tollerante imperatore Gallieno (253-268) decise di revocare le confische fatte ai danni dei cristiani da suo padre, il violento persecutore Valeriano (253-260), si rivolse ai vescovi per restituire i beni immobili, quali i luoghi di culto ed i cimiteri. Quindi se la proprietà ultima era direttamente nelle mani del vescovo, la gestione dei beni avveniva attraverso i vari gradi della gerarchia, fino ad arrivare ai livelli più bassi, occupati appunto dai fossori, per quanto concerne i cimiteri.
Nel quadro delle regioni ecclesiastiche, il legame tra parrocchie e cimiteri troverebbe conferma in alcune testimonianze epigrafiche delle catacombe, in cui ricorre la menzione del clero di taluni tituli in rapporto a specifiche catacombe, e ciò consente di ipotizzare un rapporto di dipendenza territoriale tra parrocchia e catacomba, come nel caso del titulus Byzantis(poi dei Santi Giovanni e Paolo) ed il coemeterium ad catacumbas, in quello del titulus Vestinae (San Vitale) e la basilica cimiteriale di Sant’Agnese, o in quello del titulus Fasciolae (Santi Nereo ed Achilleo) e la catacomba di Domitilla, solo per citarne alcuni.