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Le catacombe del Lazio

Sezioni

II secolo

Iscrizione che menziona Flavia Domitilla

I primi anni degli imperatori flavi furono relativamente pacifici, anche perché Vespasiano (69-79) e Tito (79-81) avevano intrattenuto rapporti con i cristiani durante la guerra giudaica in Palestina. Inoltre presso un ramo laterale della gens Flavia, quello di Flavio Sabino, fratello di Vespasiano, vi erano convertiti al cristianesimo.
Durante gli ultimi anni del principato di Domiziano (81-96) ci fu un regime persecutorio, che colpì alcuni personaggi di spicco, forse con lo scopo piuttosto di epurazione politica che di salvaguardia delle tradizioni religiose.
Lo storico Cassio Dione (67, 14) ci tramanda la notizia della condanna di Flavio Clemente, console del 95, e di Domitilla - cui apparteneva il fondo della via Ardeatina ove si installarono le catacombe - rispettivamente cugino e nipote dell’imperatore, nonché di Acilio Glabrione, console del 91, imparentato con Priscilla, fondatrice delle omonime catacombe, tutti colpiti da generiche accuse di ateismo e costumi giudaici.

Traiano, Adriano e gli Antonini

Mercati Traianei

È un testo di grande importanza per conoscere i rapporti fra potere romano e cristianesimo la corrispondenza tra Plinio il Giovane, governatore di Bitinia, e l’imperatore Traiano (98 - 117), al quale il governatore si rivolse per avere indicazioni sull’atteggiamento da tenere nei confronti dei cittadini accusati di essere cristiani.

Nella risposta, l’imperatore sembra ritenere, in base al senatoconsulto del 35, che il cristianesimo è una superstizione illegale, ma nello stesso tempo non indica di perseguitare i cristiani perché sovversivi (conquirendi non sunt), ed inoltre diffida Plinio dal servirsi delle denuncie anonime, indegne di uno stato di diritto.

Villa Adriana

Adriano (117 - 138) continua la linea morbida del suo predecessore, ed anzi nel rescritto a Minucio Felice proconsole d’Asia chiede che siano perseguitati coloro che calunniano il prossimo con l’accusa di cristianesimo.
Antonino Pio (138 - 161) fu più severo contro i cristiani, in quanto imperatore molto tradizionalista ed osservante della religione di stato. Sotto il suo principato fu celebrato il processo contro Policarpo vescovo di Smirne, martirizzato il 23 febbraio 155, sotto il proconsolato d’Asia di Stazio Quadrato. La polizia locale, cercando ed arrestando Policarpo, trasgredì la legge, perché in base al principio traianeo i cristiani conquirendi non sunt.

Le cose cambiarono radicalmente con Marco Aurelio (161 - 180). Nonostante la sensibilità filosofica di questo imperatore, proprio durante il suo impero prese avvio la ricerca d’ufficio dei cristiani. Ne è un esempio il processo contro i martiri di Lione, nel 177, ricercati, arrestati e processati dal legato delle Gallie. Melitone di Sardi, apologista cristiano che scrive tra 175 ed il 176, riportato da Eusebio, dice: Ora accade ciò che mai era avvenuto prima, la genìa dei pii [i cristiani] è ricercata e perseguitata, in base alle nuove disposizioni in tutta l’Asia.

Non ci fu un editto apposito, ma un cambiamento giuridico in base al quale, tra i doveri del proconsole, si sarebbe introdotta anche la ricerca d’ufficio dei sacrileghi, oltre che dei ladri e di chi si macchiava di plagio.
Contribuì non poco a questo cambio di atteggiamento da parte delle autorità romane la diffusione anche fra i cristiani della dottrina montanista, soprattutto in Asia, con i suoi eccessi antiromani e sovversivi, con gli oltraggi ai templi e alle statue pagane, per cui spesso i cristiani venivano confusi con i montanisti e quindi colpiti.

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