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Le catacombe del Lazio

Sezioni

III secolo

Settimio Severo e Giulia Domna che sacrificano

Da Commodo (180 - 192) in poi e sotto i Severi (193 - 235) si adottò una linea più morbida, scoraggiando le denunce infondate ed invitando i cristiani ad uscire dalla clandestinità. Infatti in questo periodo la chiesa possedeva ufficialmente dei luoghi di culto e di riunione e articolava nelle regioni ecclesiastiche una sua struttura gerarchica, incardinata territorialmente a Roma.
Commodo aveva concesso a papa Vittore (189 - 199) la grazia della liberazione dei cristiani deportati in Sardegna, per l’intercessione di Marcia, la concubina dell’imperatore, di simpatie filocristiane. In una disputa per il possesso di un locus publicus preteso dai popinarii (tavernieri), Alessandro Severo (222 - 235) giudicò opportuno lasciarlo ai cristiani, piuttosto che agli osti. D’altra parte, nel suo larario vi era anche un simulacro di Cristo.

Giulia Mamea, madre di Alessandro Severo, si era fermata ad Alessandria per sentire le lezioni di Origene ed a lei Ippolito romano, rigorista ed avversario di papa Callisto, dedicò un trattato sulla resurrezione.
In generale, sotto i Severi si registrò un clima di tolleranza religiosa, anche per il diffondersi, favorito dalla dinastia africana, del culto solare e del sincretismo.

Le persecuzioni di Decio e Valeriano

Affresco medievale raffigurante Sisto II

Decio (249 - 251) si propose come un restitutore delle cose sacre e quindi si risolse a colpire i cristiani perché la loro era religio illicita: impose a tutti i cittadini di sacrificare agli dei dell’impero. Questa fu la ragione per la quale molti furono perseguitati e si ebbero molti lapsi, che poi cercarono di rientrare in seno alla chiesa.
Siccome la chiesa era ancora molto forte, nonostante il piano persecutorio sistematico di Decio, Valeriano (253 - 260) promulgò due editti nel 257 e nel 258, che colpivano i vertici della chiesa, i suoi vescovi ed il clero, come già aveva tentato, anni addietro, Massimino il Trace (235 - 238).

Caddero i vescovi Sisto II di Roma (257 - 258; martirizzato assieme ai suoi giovani diaconi mentre celebrava messa nel cimitero di Callisto), Fruttuoso di Tarragona e Cipriano di Cartagine. Ai cristiani furono inoltre proibite le riunioni e furono confiscati loro i luoghi di culto e i cimiteri.

Affresco medievale raffigurante San Cipriano di Cartagine

L’imperatore Gallieno (260 - 268), colto e amante della filosofia platonica, revocò gli editti paterni e si aprì per la chiesa un lungo periodo di pace, detto appunto ‘piccola pace della chiesa’.
Dell’editto di Gallieno si conosce il rescritto inviato a Dionigi vescovo di Alessandria e ad altri vescovi d’Egitto, con cui si estendono anche ad altre zone dell’impero i benefici già da molto tempo altrove applicati dall’imperatore: la restituzione dei luoghi di culto e dei cimiteri. Da questi atti si può dedurre che le chiese avevano per l’imperatore personalità giuridica e che i vescovi erano considerati i loro rappresentanti legittimi e ufficiali. Con Gallieno il cristianesimo diventa religio licita come era il giudaismo, fin dai tempi di Giulio Cesare.
Su questa linea di riconoscimento giuridico della chiesa si mantenne anche l’imperatore Aureliano (270 - 275): di lui si conosce l’arbitrato che svolse nella questione nella chiesa di Antiochia, dove la ‘casa della chiesa’ era stata occupata da Paolo di Samosata; Aureliano stabilì che la ‘casa della chiesa’ dovesse essere restituita a quelli con cui comunicavano i vescovi di Roma e dell’Italia. Da ciò si deduce la piena consapevolezza della situazione interna della chiesa da parte dell’imperatore.

Chi erano i lapsi?

Libellum della persecuzione di Decio

Connesso ai regimi persecutori fu il fenomeno cosiddetto dei lapsi, di coloro cioè che per evitare il martirio o le altre possibili forme di repressione dell’autorità nei confronti dei cristiani, avevano ceduto e sacrificato agli idoli, rinnegando la propria fede. Lapsi infatti deriva dal latino labor, cado, cedo.
Per tale atto di abiura, ricevevano dalle autorità un certificato (libellum) e per questo venivano anche chiamati libellatici. Talvolta i certificati erano acquistati dietro pagamento di danaro. Una volta passata la persecuzione, i lapsi chiedevano di rientrare in seno alla comunità ecclesiale. Alla richiesta si opponeva la frangia più oltranzista della chiesa, mentre i vescovi, quali, ad esempio, a Roma Cornelio (251 - 253) ed Eusebio (309), manifestando profondo senso caritatevole e attenzione pastorale, riaccolsero i lapsi nella comunità, dopo un opportuno periodo di penitenza ed espiazione.

Testimonianza assai incisiva del fenomeno dei lapsi è l’iscrizione che papa Damaso (366 - 384) dedicò, nelle catacombe di San Callisto, alla tomba di papa Eusebio, in cui si contrappongono le posizioni del rigorista intransigente Eraclio e del sollecito pastore Eusebio, il quale miseros docuit sua crimina flere, ossia “insegnò ai miseri (lapsi) a piangere le loro colpe”, in riferimento alla penitenza da essi compiuta per rientrare nella comunità dei fedeli.

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