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Le catacombe del Lazio

Sezioni

IV secolo

Tetrarchi

Il ritorno con Diocleziano (284 - 305) alla tradizione romana ed al conservatorismo religioso segnò la fine del periodo felice inaugurato da Gallieno e la ripresa, feroce, della persecuzione. Inizialmente, nel 297, Diocleziano fu irremovibile nel giudicare l’appartenenza al cristianesimo come una condizione inaccettabile per chi volesse intraprendere la carriera militare, nella quale impose a tutti di compiere sacrifici. All’origine di ciò, sembrerebbe, una denuncia degli aruspici, i quali dichiararono che la presenza dei cristiani ai sacrifici pubblici impediva alle viscere degli animali sacrificali di esprimere la volontà divina.

L’epurazione anticristiana nell’ambito dell’esercito fece parecchie vittime, tra cui, probabilmente, i martiri romani Sebastiano, Nereo ed Achilleo. Ma la guerra micidiale ai cristiani scoppiò propriamente con i quattro editti (303-304), firmati assieme al cesare per l’oriente Massimiano Galerio. In essi si ordinava di distruggere le chiese, di bruciare i testi sacri, di togliere i diritti civili ai membri delle classi elevate aderenti al cristianesimo. Furono imposti sacrifici e libagioni agli dei per tutti: al clero ed ai laici. La persecuzione fu particolarmente accanita in Africa, in Egitto e in Palestina, oltre che a Roma. Più morbida, invece nelle province di Gallia e Britannia, governate dal cesare per l’occidente Costanzo Cloro.

Nel 305 i due augusti Diocleziano e Massimiano Erculio si ritirarono dalla scena del potere. In occidente la persecuzione andò spegnendosi e Massenzio, acclamato imperatore nel 306, procedette alla restituzione dei beni confiscati ai cristiani. In oriente, invece, Massimiano Galerio, divenuto augusto, proseguì la sua politica anticristiana fino al 311, quando firmò a Serdica, oramai morente e pentito, il suo editto di tolleranza.

Arco di Costantino

Costantino (306 - 337), figlio illegittimo di Costanzo Cloro e della sua concubina Elena, emerse come figura vincente sulle ceneri della tetrarchia. Egli comprese quanto ormai fosse destinato al fallimento il sogno di restauratio di Diocleziano: il cristianesimo era ormai diffuso ovunque e continuare a combattere contro la storia sarebbe stato un tragico errore.

Così, nella sua spedizione del 312 per l’eliminazione di Massenzio e la conquista del potere incontrastato, Costantino ordinò di apporre sugli scudi e sui labari il monogramma di Cristo, che egli aveva visto in sogno, o con una visione, alla vigilia della decisiva battaglia del Ponte Milvio, unitamente ad una scritta che diceva: In hoc signo vinces .

Monogramma costantiniano

L’avvicinamento di Costantino alla religione cristiana è un tema su cui gli storici hanno versato fiumi di inchiostro nel tentativo di stabilire se si fosse trattato di autentica conversione o di puro calcolo politico. Tale atto condusse all’editto di Milano (febbraio 313), stipulato in accordo strategico con il filopagano Licinio, in base al quale si afferma il principio di tolleranza religiosa per tutti, pagani e cristiani: et Christianis et omnibus liberam potestatem sequendi religioniem quam quisque voluisset .
È la fine delle persecuzioni e l’inizio dell’impero cristiano, in cui alla pax deorum dell’impero pagano, si sostituì la pax Christi. Solo Giuliano, detto l’Apostata (361 - 363), nostalgico dell’antica grandezza di Roma pagana, farà un tentativo di restaurare gli antichi dei, ma ormai il corso della storia, con la sterzata decisa di Costantino, era segnato verso la piena cristianizzazione di Roma e dell’Europa dei nuovi popoli.

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