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Le catacombe del Lazio

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Le tombe dei martiri

Le tombe dei martiri

Il fattore che più di ogni altro decretò l’espansione di un cimitero cristiano fu l’inserimento in esso della sepoltura di uno o più martire. I martiri, dal greco m£rtuj, “testimone”, sono coloro che, durante le persecuzioni, testimoniarono con la vita la fede in Cristo e l’appartenenza alla chiesa.
Oltre ai martiri, le persecuzioni provocarono anche un buon numero di confessori, coloro cioè che pur testimoniando la propria adesione al cristianesimo, non sacrificarono però la vita, ricevendo dalle autorità romane condanne a pesanti pene detentive, all’esilio o alla confisca dei beni.

La legge romana consentiva di recuperare la salma dei giustiziati, da parte di chi la richiedesse, in quanto ciascun individuo aveva diritto ad una sepoltura. In base a tale principio, che fu applicato anche quando Giuseppe d’Arimatea chiese a Pilato il corpo di Cristo crocifisso, i compagni di fede dei primi martiri poterono richiederne le salme e dare ad esse degna sepoltura.

I racconti agiografici dei primi secoli ci tramandano spesso la figura di pie e generose matrone, che si diedero pena di recuperare i corpi dei martiri. Questa misericordiosa opera fu fondamentale per la nascita della straordinaria devozione che, a Roma come a Gerusalemme e nelle altre metropoli cristiane, riguardò i martiri.
La venerazione dei martiri da parte di masse straordinarie di fedeli, lungo l’arco di numerosi secoli, trova nella tomba il suo fulcro. Questo spiega perché le tombe dei martiri, inizialmente molto semplici e senza particolari distinzioni rispetto a quelle dei semplici fedeli, furono oggetto nel corso del tempo di abbellimenti e monumentalizzazioni, anche per accogliere le folle di devoti che giungevano in pellegrinaggio. Furono allora appositamente creati dei percorsi facilitati all’interno dei cimiteri sotterranei (itinera ad sanctos), mediante rivestimenti in muratura delle gallerie che conducevano alla tomba venerata, illuminati da pozzi di luce e serviti da scaloni capienti, in modo da direzionare separatamente le folle in entrata ed in uscita dai cimiteri.

Se, quindi, era fortissimo da parte dei fedeli il desiderio di conoscere, visitare ed anche toccare materialmente la tomba del martire, magari per riportarne delle reliquie ex contactu o lasciare il proprio nome inciso a futura memoria, la devozione portò pure molti fedeli ad aspirare ad un posto vicino al proprio beniamino anche da morti, confidando nella sua intercessione ultraterrena. Di conseguenza, le regioni cimiteriali in cui sono ospitate sepolture di martiri registrano un’intensità di sfruttamento funerario degli spazi disponibili impensabile, ragione per cui spesso queste regioni, dette retro sanctos, non furono aliene da problemi statici, che si cercò di ovviare con ricostruzioni e rinforzi in muratura.

 

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