Folclore e tradizione ad Albano Laziale
L’itinerario antropologico inizia proprio da Albano Laziale, situata sull’omonimo lago. Un luogo sacro questo per i prisci latini, che divenne ben presto meta di villeggiatura per i romani fino a quando Domiziano confiscò tutte le ville esistenti sulle rive boscose e ne fece un luogo privato, dove si recava per diporto da una sponda all’altra. Ora le rive sono divise artificiosamente tra i comuni di Albano e Castel Gandolfo. Il fascino del lago nel tempo non è mai venuto meno tanto che numerosi artisti, scrittori e pittori si sono ispirati e tuttora si ispirano sulle rive.
La città è situata sulle pendici dei Colli Albani o Laziali, dove si distende una serie di borgate cittadine alcune sorte in età antichissima, altre nel medioevo, spesso sul luogo di preesistenti località scomparse; il nome di Castelli Romani è di derivazione medievale.
Le più antiche testimonianze di insediamenti sui Colli Albani risalgono ad alcuni secoli prima della fondazione di Roma. Ciascun popolo costituiva una comunità rurale autonoma, ma tutti insieme erano riuniti in una Lega retta da un dittatore nominato a turno dalle varie comunità.
I tracciati di più antica formazione storica sono la via Appia, la via Latina e la via Tuscolana. Queste tre arterie, in particolare la via Appia, hanno costituito il riferimento costante nell’organizzazione del sistema infrastrutturale del territorio dei Castelli Romani e delle sue relazioni con i territori esterni, oggi arricchito e potenziato da nuove vie di comunicazione. La via Appia, chiamata dai romani regina viarum, può essere assunta a modello della concezione romana dell’uso del territorio attraverso la rete di comunicazione stradale: il tracciato principale non deve toccare i centri dislocati lungo la strada, ai quali ci si collega con diramazioni secondarie. La via Appia e la via Latina garantivano quindi un rapido e comodo collegamento con l’agro Tuscolano e con quello Albano, che, insieme alle favorevoli condizioni climatiche e paesaggistiche dell’area, fece sì che tutto questo territorio a sud-est di Roma fosse prescelto dai romani per la loro residenza estiva.
I Castelli Romani per lungo tempo si sono sviluppati e strutturati autonomamente, ma è solo a partire dagli anni Cinquanta che hanno cominciato a risentire seriamente degli effetti della crescita della capitale. Relativamente autonomi da Roma, possedevano proprie strutture economiche, proprie aree di mercato, di servizio e di reclutamento, mantenendo con la città un rapporto costante, ma non esclusivo. Questi centri sono stati in grado di sopportare un denso popolamento e di contenere le spinte migratorie. Tuttavia, è proprio intorno agli anni Settanta che i nuovi flussi migratori anziché dirigersi verso la capitale si diressero verso i comuni circostanti, in cerca più che altro di una prima abitazione. E’ proprio in questi anni che il pendolarismo diventa un fenomeno tipico e, a seguito del blocco dell’accesso al mercato delle abitazioni nel comune di Roma, si assiste a un rapido popolamenti di questi centri.
Albano, che trae il suo nome dal fondo posseduto da Domiziano nel territorio di Alba Longa in cui l’imperatore costruì una grande villa, è una città dove tradizione e innovazione, storia e mutamento, leggende mitologiche e sentimenti religiosi si sono nel corso del tempo sovrapposti e amalgamati per conferirle la sua identità peculiare. Patrimonio ambientale, archeologico e storico-artistico sono perfettamente coniugati. Per quanto riguarda il patrimonio ambientale, un esempio significativo sono i numerosi parchi e boschi: Villa Doria, Villa Ferrajoli, quello di Via Propaganda e il bosco comunale posto sul Colle dei Cappuccini, ma anche le Cisterne d’acqua che furono costruite dai romani per il rifornimento idrico di ville imperiali e per assicurare i servizi idrici della Legione Partica. Per tutte ne citiamo una in particolare, i Cisternoni, conosciuta in tutto il mondo oltre che per la sua grandiosità anche perché è l’unica ancora funzionante con l’alimentazione di un acquedotto antico.
Albano è una città dove civiltà contadina e modernità convivono. Un ricordo significativo è rappresentato dal tram che fece il suo ingresso nella città nel marzo del 1906. Ormai si tratta appunto di un ricordo perché il tram non passa più da vari anni per i Castelli Romani. E con il tram è sparito anche il famoso carretto a vino. Uno strumento di lavoro utilizzato da intere generazioni di carrettieri, vignaioli, osti e sensali divenuto ormai un simbolo dei Castelli Romani e memoria di una cultura contadina.