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antropologia Feste, costumi e tradizioni tra Anzio e Nettuno

Feste, costumi e tradizioni tra Anzio e Nettuno

L’itinerario antropologico si snoda tra Anzio e Nettuno nell’Agro Pontino, un territorio abitato nei secoli da importanti civiltà. Storia, mito, arte e cultura sono significativamente testimoniate dai numerosi reperti archeologici. Si pensi, solo per fare alcuni esempi, per Anzio alla villa imperiale di Nerone, ai numerosi templi e culti ad essi collegati (della dea Fortuna, di Esculapio, di Ercole Anziate, di Giove, dei Dioscuri), al Porto Neroniano, e, per quanto riguarda Nettuno, al borgo medievale cinto ancora di mura e di una parte moderna. Un vasto territorio dove mito, storia, arte e cultura convivono e sono strettamente intrecciati.
Anzio è una città che affonda le proprie origini nella remota preistoria. I reperti archeologici rinvenuti nelle grotte e nelle alture attorno al Capo d’Anzio testimoniano l’esistenza e il fiorire di civiltà e culture (Antium fu capitale dei Volsci fino al 338 a.C quando divenne colonia romana) che si sono succedute e sovrapposte fino a giungere alla Civiltà Laziale.

Nettuno, forse di origine saracena, o secondo altri, più antica e denominata da un tempio di Nettuno, nel medioevo fu uno dei maggiori insediamenti nella zona nel quale trovarono rifugio gli anziani costretti all’abbandono della loro città. Molti sono gli elementi comuni che legano culturalmente e storicamente le due città. Tra questi, ad esempio, l’evento bellico. Entrambe le città hanno vissuto il periodo dell'entrata dell'Italia in guerra nel secondo conflitto mondiale. La popolazione del litorale fu evacuata. A nord, sulle spiagge di Anzio, la prima divisione britannica tra le torri Caldara e San Lorenzo, mentre nel tratto di terra compresa tra Nettuno e Torre Astura sbarcava la terza divisione americana. Questa era, infatti, diventata la “testa di ponte”. La quasi totalità della popolazione di Anzio, Nettuno, profughi di Aprilia di Ardea e dell' Agro Pontino furono imbarcati sulle navi alleate e condotti fino a Napoli verso regioni più tranquille. Vi furono purtroppo anche molte vittime tra la popolazione civile, facile bersaglio dell'artiglieria avversaria.

Ancora oggi l’esperienza della guerra e del conseguente sfollamento sono raccontati dai figli di quei genitori che in prima persona hanno vissuto lo sradicamento dalla propria terra. Significativa al riguardo la testimonianza rilasciata da M. Bacocco:
la mia famiglia era stata sfollata in Sicilia ed è proprio qui che si sono conosciuti mio padre e mia madre. Lo sbarco ha determinato per Anzio uno stravolgimento dal punto di vista urbanistico:
tutta la città venne spianata e ricostruita dopo la guerra. (Intervista rilasciata da M. Bacocco, funzionario dell’Azienda di Promozione Turistica della Provincia di Roma in servizio presso l’Ufficio Informazioni Turistiche di Anzio e storico locale.)

Il Museo dello Sbarco presente sia ad Anzio che a Nettuno, oggi visitati da numerose scolaresche e non solo, rappresenta in tal senso un importante luogo della memoria degli avvenimenti bellici. Un altro elemento in comune è la presenza dell’acqua. Anzio è molto ricca d’acqua, l’acqua del turco nella zona di Colonia ha rifornito di acqua la città sino al 1935 quando è stato costruito l’acquedotto di Carano che arriva fino a Latina. E’ una sorgente purissima che sgorga a pochi metri dalla spiaggia da alcuni massi tufacei, un metro circa sul litorale del mare di ponente. E’ proprio Anzio, infatti, la sede del culto della Fortuna Anziate celebrata da Orazio, dea il cui attributo principale è quello della fecondità e della nascita, guaritrice di tutte le parti del corpo e, in particolare, degli organi di riproduzione. La Dea, tuttavia era preposta allo svolgimento di altre importanti funzioni: quella agraria e quella marinara.

Anzio come Nettuno è una città che affaccia direttamente sul mare abituata, quindi, all’incontro con culture “altre” e caratterizzata sin dai tempi antichi da una forte tradizione di accoglienza. Come altre città di mare, anche ad Anzio era presente la Confraternita di dei naviganti (fondata nel 1844) e la Confraternità di sant’Antonio, cui spetta ancora oggi l’onore di portare a spalla in processione la statua del santo.

Sebbene ancora oggi sia difficile rintracciare le origini storiche delle confraternite sviluppatesi con il cristianesimo anche sulla base del principio evangelico riportato da Matteo (perché dove sono due o tre riuniti in mio nome, io sono in mezzo a loro, XVIII, 9), esse rappresentano un fenomeno storico di assoluta importanza per comprendere l’evoluzione civile e spirituale dell’Occidente. Oggi, purtroppo, bisogna segnalare come ad Anzio rimane ben poco di queste confraternite le cui finalità un tempo erano quelle comuni ad altre confraternite: favorire il bene comune; promuovere la solidarietà tra gli uomini, nonché le opere di carità e di assistenza; rafforzare la fede cristiana. Anzio e Nettuno rientrano in un’antica e nobile tradizione marinara ha caratterizzato per secoli il nostro Paese, favorita nel suo sviluppo dalla posizione centrale occupata dall’Italia nel bacino del Mediterraneo e dove le attività marinare rientrano sono strettamente connesse a quella parte della cultura popolare italiana la cui peculiarità è determinata proprio dalla consuetudine del rapporto quotidiano con il mare.

 

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