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archeologia La costruzione dell’antico territorio volsiniese

La costruzione dell’antico territorio volsiniese

Pochi chilometri a sud della città di Bolsena, sulla sponda orientale del lago, incontriamo un luogo importante per la fase preistorica dell’insediamento volsiniese. Troviamo la concentrazione di emergenze archeologiche che rappresentano la fondazione di questa civiltà: il Colle della Capriola, il Gran Carro, la Civita d’Arlena e le necropoli del periodo protoetrusco ed etrusco.
Continuando lungo la Cassia moderna verso Bolsena incontriamo altri siti importanti dal punto di vista archeologico: le necropoli etrusche di Barano e Poggio Pesce e il grande insediamento della Velzna-Volsinii romana.

Si hanno tracce della presenza umana nel territorio di Bolsena dal Paleolitico Medio, cioè 100.000-35.000 anni or sono, in corrispondenza della fase finale del periodo delle grandi eruzioni nella zona.
I ritrovamenti di questa fase preistorica nel distretto volsiniese consistono in pochi materiali litici, in selce, in diaspro e in calcare. I ritrovamenti più recenti invece, databili all’epoca Neolitica, dimostrano come la presenza sul territorio inizia ad essere di tipo stanziale e lo sviluppo della società è accompagnato dalla produzione di strumentazione superiore, come pezzi litici molto lavorati, vari tipi di lame, accette in pietra levigata e alcuni elementi ceramici.

Il percorso di sviluppo del territorio volsiniese continua durante il III millennio a.C. nell’Eneolitico, o età del rame, quando anche sul versante orientale del lago si attestano i primi insediamenti socialmente organizzati. Sul colle della Capriola, a pochi chilometri dall’attuale Bolsena, è stato individuato un insediamento abitato dell’epoca, mentre in basso sulle sponde del lago ci sono alcune tracce che indicano il sito del Gran Carro, maggiormente frequentato durante l’età del ferro. L’inizio dell’età del bronzo porta sul territorio volsiniese una nuova crescita sociale; si tratta del grande periodo che va dal II millennio al XI-X secolo a.C.

La specializzazione nella produzione dei molti utensili ed attrezzi utili alla vita quotidiana è attestata dai tanti ritrovamenti avvenuti intorno al lago e in particolare nella zona a sud di Bolsena: dalle asce di bronzo a vere e proprie spade, da spilloni in bronzo alla produzione della ceramica sempre più variegata nelle forme e nelle decorazioni. In questo periodo inoltre, si verifica un forte aumento di popolazione intorno al lago e questo determina il cambiamento e una maggior organizzazione sociale degli usi e delle attività quotidiane; anche il sistema di sepoltura dei defunti inizia a cambiare. In alcuni casi, come quello del Gran Carro e della Capriola, i siti erano l’uno la propaggine dell’altro, verso il basso per l’approvvigionamento o verso l’alto per difesa.
Alcuni siti furono nel tempo sommersi dalle acque del lago, che dalla quota di circa 295-297 metri s.l.m. ha attualmente raggiunto quota 304 metri. Tra il X e il IX secolo a.C. ha inizio l’età del ferro, altra fase fondamentale per l’insediamento volsiniese. In questo periodo, quando la quota del lago era 297, vi erano insediamenti di costa su tutto il perimetro lacustre, abbandonati pian piano appunto per il sollevamento del livello delle acque. Il sito Villanoviano del Gran Carro sommerso dalle acque si sposta sul promontorio del fosso dell’Arlena, creando l’insediamento della Civita.
In questa fase della protostoria si verifica un grande sviluppo sociale e demografico della popolazione nell’ambito volsiniese; i siti esistenti si organizzano, si ampliano e si strutturano con edifici funzionali alle nuove necessità della comunità, che inizia ad esistere come tale. Il naturale proseguimento di questi elementi primordiali sarà la civiltà etrusca, vera grande cultura dell’Alto Lazio.

 

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