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Le catacombe del Lazio

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antropologia Grottaferrata: vita tra campagna e città

Grottaferrata: vita tra campagna e città

Grottaferrata, a sud-est di Roma sui Colli Albani, vanta un’antica tradizione testimoniata in primo luogo dall’abbazia di San Nilo, sorta sopra i resti di ville romane situate nei pressi dell’antica via Latina, importante esempio di cultura e spiritualità. E’ proprio attorno all’abbazia che nel corso dei secoli si è sviluppato il centro abitato divenuto comune autonomo tardivamente nel 1848.

A Grottaferrata era solito trascorrere le sue estati Massimo D’Azeglio per sfuggire all’affollamento di Frascati ed Albano: “Per chi non è stato a Roma dirò che dalla Porta San Giovanni in Laterano, guardando a scirocco, si scorge dopo quattordici miglia di una pianura leggermente ondulata (…) si scorge, dico, nel vapore dei giorni sereni, una linea di monti azzurri di grandiose forme (…). Sono i Colli di Albano (…)”.

Interessante dal punto di vista socio-culturale la trasformazione che ha subito nel corso del tempo il territorio dei Castelli Romani, da sempre meta di villeggiatura durante il periodo estivo, ma che, negli anni del secondo dopoguerra, ha visto un considerevole aumento della popolazione. Oggi quest’area è sempre più diventata zona metropolitana rendendola, da una parte, funzionale dal punto di vista dei collegamenti con la Capitale, ma, dall’altra, non più in grado di contenere il crescente boom edilizio registrato negli ultimi anni. A Grottaferrata, in particolare negli ultimi trent’anni, si è sviluppata un’edilizia residenziale di qualità, tutta immersa nel verde, tanto da essere definita città giardino.

La connotazione contadina tuttavia non può dirsi cancellata in quanto Grottaferrata presenta ancora ampi spazi di territorio agricolo, con i tradizionali vigneti ed ampi uliveti; connotazione che viene ribadita anche nel folclore della domenica. Accanto al richiamo di un mondo contadino, dove il tempo ciclico scandisce il lavoro agricolo nelle stagionalità dei ritmi produttivi e riproduttivi e attribuisce senso alle azioni culturali, troviamo movimenti e comportamenti giovanili dall’impronta metropolitana.

Una lettura del territorio, in particolare di Grottaferrata, non può prescindere dall’analisi dei luoghi sacri e di quelli della socialità, al fine di cogliere permanenze e mutamenti che quella determinata realtà geografica esprime, in un rapporto che continuamente rinvia dal piano culturale a quello territoriale e viceversa. Una testimonianza significativa della presenza di un’attività protoindustriale è il suggestivo complesso dell’antica cartiera che, assieme alla ferriera, di cui restano solo alcuni ruderi, sfruttava l’energia dell’“acqua mariana” che scorre fino al Tevere.

Le catacombe ad decimum, il Castello Savelli e alcune famose Ville Tuscolane, quali ad esempio Villa Grazioli e Villa Arrigoni Muti, fanno di Grottaferrata un luogo dove la vocazione turistica si coniuga con quella culturale. Quest’ultima è espressa sia dalla presenza delle storiche biblioteche dell’Abbazia di San Nilo e del Collegio Internazionale di San Bonaventura, sia da un vivace e numeroso associazionismo socio-culturale, come dal prezioso lavoro volontario offerto dal Gruppo Archeologico Laziale di Grottaferrata che oggi accompagna scolaresche, turisti e visitatori nel percorso storico-artistico della città.

La ricorrenza annuale in marzo della Fiera Nazionale, oltre ad essere il più importante appuntamento commerciale dei Castelli Romani costituisce, assieme alla rievocazione storica dell’antica fiera di settembre, detta Na vota c’era, un ulteriore elemento di attrazione turistica.

 

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