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Le catacombe del Lazio

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Santa Maria di Grottaferrata

Il santuario sorge su un’area di circa 30 metri per 16 ed è orientato da ponente a levante secondo le norme della Liturgia bizantina. La Basilica ha subìto nel corso dei secoli numerose modifiche. Le prime modifiche si devono al cardinale Della Rovere nel secolo XV, che fece alzare i muri esterni delle navate laterali. Successivamente il cardinale Alessandro Farnese fece costruire l’attuale soffitto in legno e spostò più indietro l’abside per collocarvi il coro monastico. Al cardinale Barberini si deve invece nel 1665 la monumentalizzazione dell’altare. Nel 1754 il cardinale Guadagni trasformò l’interno della chiesa da romanico-gotico in barocco. Nella chiesa si trovano inoltre anche magnifici mosaici medioevali con chiare influenze bizantine e preziose lavorazioni lignee.

Sulla destra della chiesa vi è la cappella cosiddetta Farnesiana, dal nome del cardinale Odoardo Farnese. In origine era una piccola cappella dedicata ai Santi martiri Adriano e Natalia. Nel 1131 fu ingrandita e dedicata ai Santi Nilo e Bartolomeo e vi venne deposta l’urna contenente le loro reliquie. Fu nel 1610 che il cardinale Farnese la fece decorare con un ciclo di affreschi dedicati alla vita di San Nilo e San Bartolomeo, una delle più notevoli opere di Domenico Zampieri, detto il Domenichino. La stessa cappella accoglie sull’altare una tela della Madonna col bambino di Annibale Carracci.

All’interno della Basilica di Santa Maria è custodita e venerata l’icona della Santissima madre di Dio, che secondo la tradizione apparve in sogno a San Nilo e a San Bartolomeo e che da sempre sembra essere appartenuta al monastero. E’ un’icona particolare di tipo cosiddetto dell’Odigitria ossia raffigura la Madonna in una posizione particolare che sostiene e conduce il santissimo Bambino Gesù.

 
 

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