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Le catacombe del Lazio

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antropologia La Via Amerina e la catacomba di Santa Savinilla

La Via Amerina e la catacomba di Santa Savinilla

L’itinerario antropologico di Nepi parte proprio dalla Via Amerina, realizzata intorno al 241 d.C. dopo la fondazione di Falerii Novi. La Via Amerina rappresenta, insieme alla Via Flaminia, alla Via Cassia e alla Via Clodia, una delle più importanti tracce dell’occupazione romana nel territorio Falisco e dell’Etruria. La Via Amerina che collegava l’Etruria con l’Umbria, così denominata perché prende il nome dalla città “Ameria”, l’attuale Amelia, divenne nell’Alto Medioevo a seguito della dominazione longobarda l’unica arteria stradale assieme alla Via Flaminia ad unire il Ducato Romano all’Esarcato di Ravenna. Con la fine dell’età medievale il percorso venne gradualmente abbandonato rimanendo in uso solo come strada campestre.

Un mosaico di popoli, falisci e tusci, abitava questa terra che fu progressivamente conquistata dai romani ma di cui ancora oggi restano tracce significative nelle necropoli rinvenute nei dintorni di Nepi, in un’area ormai intensamente urbanizzata. Qui il culto dei morti ebbe molta rilevanza sia nel mondo antico che cristiano e permette di aprire una riflessione sul destino assegnato alle persone in un determinato contesto culturale. Centrale nella riflessione antropologica è il problema della rappresentazione nel tempo, al fine di individuare quegli elementi che una società storicamente datata ritiene indispensabili per garantire la propria continuità.

La catacomba di Santa Savinilla, che secondo una tradizione non suffragata dai rinvenimenti del 1540 ospiterebbe le sepolture dei martiri Tolomeo e Romano, è una preziosa testimonianza dell'interpretazione della morte e del culto dei santi nell’immaginario collettivo.

Il territorio nepesino coniuga significativamente tradizione e innovazione, memoria e mutamento secondo modalità particolari dove feste, culti e rituali, antichi o di recente costituzione, mondo rurale e mondo urbano molto spesso convivono in una sorta di continuum tra passato e presente.

 

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