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Le catacombe del Lazio

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enogastronomia I luoghi del vino Cesanese

L’alta Valle del Sacco è una delle zone della Regione Lazio a vocazione vitivinicola, riconosciuta anche all’estero. L’area, che si estende in parte nella provincia di Roma ed in parte in quella di Frosinone, è costituita da circa 3600 ettari di vigneti. E’ in questo territorio che si individua la strada del vino Cesanese ed è proprio da queste terre che parte il nostro percorso, medio-breve, alla scoperta dei profumi e dei gusti locali. Partendo da Paliano, risalendo per Serrone si prosegue per Piglio per giungere, infine, ad Acuto.
Attraversare questi Comuni significa quindi ripercorrere tappe e siti pieni di storia, godendo dei borghi medievali, delle Chiese, delle Pievi, dei castelli e del territorio dove anche l’arte della cultura vitivinicola si perde nel tempo.

Conosciuti fin dai tempi dei romani infatti, questi vitigni a bacca rossa, dalle caratteristiche organolettiche uniche, oggi vantano un riconoscimento di vino DOC che è possibile degustare sia nelle cantine locali, sia nelle trattorie e ristoranti, autentici regni di sapori e gusti riconosciuti e apprezzati in molte guide enogastronomiche nazionali ed estere.

Non da meno del Cesanese DOC è il vitigno bianco che produce la Passerina del Fruisinate e tra gli spumanti il Cesanese del Piglio DOC. In questa zona oltre a poter gustare il nettare di Bacco, si può godere dei tanti prodotti gastronomici come l’olio extra vergine di oliva, qualità Rosciola, il pecorino, la pasta fatta in casa e tante varietà di verdure ed erbe dei campi e degli orti, insieme a tutta la frutta che le varie stagioni dell’anno offrono.

I profumi ed i gusti, che rivivono nei piatti delle numerose trattorie tipiche e dei ristoranti nei vicoli dei borghi, ricordano quelli semplici e genuini della terra, come la polenta con spuntature di maiale, la pizza gialla di granturco con cavolfiori, la pasta di ceci, l’abbacchio alla cacciatora, i fiori di zucca fritti, gli struffoli, le crostate con le visciole, il panpepato e molte altre prelibatezze. Tutti i piatti vengono preparati con cura attraverso ricette che si ripetono da generazioni e, anche se gli ingredienti sembrano i più semplici, acquistano un sapore tutto particolare. Così è ad esempio per la cicoria, che viene saltata in padella insieme ad olio, peperoncino e sale, dopo essere stata lessata per circa 50 minuti, acquistando l’appellativo locale di cicoria pazza; oppure la carne di agnello castrato, che viene aromatizzata con chiodi di garofano, spicchi di aglio e pepe, tramandata dalle nonne ai nipoti con il nome di garofolata.

Questa cucina contadina non ha nulla da invidiare alle più ricercate culture gastronomiche europee: molte ricette infatti sono caratterizzate proprio dall’inventiva che contraddistingue la preparazione dei semplici e genuini prodotti della fertile campagna laziale, da parte sia di chef professionisti che di cuochi locali. Inoltre questa cosiddetta cucina povera è riconosciuta anche a livello mondiale per il giusto apporto di proteine, carboidrati e grassi delle sue portate più tipiche, tanto che dietologi anche d’oltreoceano ne consigliano il consumo con l’appellativo di dieta mediterranea.

Le tappe di questo itinerario

 
 

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