Il Monte Soratte e la catacomba di Santa Teodora
Il percorso antropologico parte proprio dalle falde del Monte Soratte lungo la Via Flaminia dove, secondo il racconto della passio, furono martirizzati il presbitero Sant’Abbondio, insieme a Sant’Abbondanzio, a Marciano e Giovanni. Tale passio costituisce l’unica fonte letteraria che ricordi i quattro martiri, totalmente ignorata dalle fonti agiografiche antiche. La pia donna Teodora raccolse i loro corpi e li seppellì in un terreno di sua proprietà al XXVIII miglio della Via Flaminia.
Il Monte Soratte, situato a pochi chilometri a nord di Roma, tra la Via Flaminia e il Tevere in quella che fu la Tuscia romana, riveste dal punto di vista antropologico e religioso un’importanza fondamentale data la presenza di numerosi monasteri.
Il monte era considerato sin dall’antichità un luogo sacro, tanto che su di esso si ergeva un tempio dedicato al culto del Dio Apollo, come ricordato anche da Virgilio nell’Eneide: Summe deum, sancti custos Soractis Apollo.
Il Soratte è anche la montagna sacra di cui Orazio canta la bellezza dei suoi boschi, e la descrizione di questo monte e della Sabina corrisponde a uno spazio interiore dell’anima. I boschi e la campagna sabina rappresentano un luogo “altro” rispetto alla confusione e alle frenesie del mondo urbano, in cui si raggiunge una dimensione di purezza, semplicità ed è possibile recuperare uno stato di quiete. Ricca la simbologia della montagna il cui valore è dato dalle sue componenti essenziali: altezza, verticalità, massa e forma. In generale alla montagna si affianca l’idea di meditazione, di elevazione spirituale e di comunione dei santi.
La conformazione del monte, ricchissimo di grotte naturali, dovette richiamare molti asceti, riconvertendo il luogo al culto cristiano in tempi probabilmente assai prossimi all’epoca costantiniana.