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Le catacombe del Lazio

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antropologia Il culto presso la catacomba di Sant’Ilario

Una tradizione consolidata del luogo tramanda un culto antichissimo relativo a una “fonte miracolosa” ubicata in un cubicolo della catacomba di Sant’Ilario e dove le puerpere del luogo solitamente si recavano per bere l’acqua che si pensava avesse il potere di aumentare la produzione di latte.

La raccolta di testimonianze orali condotte tra gli abitanti della zona dal direttore del Museo Antiquarium del Comune di Colleferro, Dr. Luttazzi, è una fonte preziosa che ha fornito elementi nuovi per lo studio di questo culto. Innanzitutto esso fu consumato sino agli inizi del nostro secolo, ma nel tempo subì un cambiamento radicale. È probabile che ad un certo momento l'interramento della catacomba fece scomparire la vena d'acqua e, venuto quindi a mancare uno degli elementi essenziali al rito, l'acqua, si usò in sostituzione il pane. Le donne lasciavano un pezzo di pane su di un loculo e, una volta che questo si era ammuffito, lo mangiavano.

La ricerca a ritroso nel tempo delle radici di questo culto, per certi versi legato all’idea di fertilità, risale al periodo preistorico ed è strettamente connesso la figura della Dea-Madre della cultura neolitica mediterranea. Nel mondo romano questo ruolo viene interpretato da numerose divinità femminili, ma è indubbio che in tal senso la "madre divina Iside" che allatta Horo assume un ruolo primario.

Allettante è l’ipotesi che permette di ricondurre questo culto a quello della Maria Lactans cristiana e a quello della divinità pagana adorata nella zona. Possiamo, a titolo intuitivo, vedere nella Diana Triforme la divinità pagana a cui, nel V secolo, si sostituì la figura di Maria. Diana era una divinità posta a protezione dei trivi; ed è proprio un trivio di strade molto importante quello della via Latina, della Labicana e di una terza via identificata dall'Ashby come proveniente dalla valle denominata Materna a poca distanza appunto da Sant’Ilario ad Bivium. La catacomba viene anzi indicata nelle carte medievali come "Sant'Ilario ad Bivium" proprio per sottolineare la presenza di questo nodo stradale. Diana inoltre, in molti casi, viene anche identificata con Iside e, nella sua attribuzione originaria, è vista come protettrice delle donne e delle nascite.

Il nome di Valle Materna, rimasto nella topomastica locale ad indicare una valle che confluisce nella valle di Sant’Ilario, sta ad indicare il ricordo di un qualcosa legato alla maternità, all'allattamento, rimasto nella memoria popolare.

Nel vicino colle Maiorana i lavori di scasso dell'ultimo decennio hanno messo in luce i resti di un esteso pagus che probabilmente nacque in relazione alla statio, dalla quale forse prese il nome. Questo sito ha rivelato la presenza al suo interno di un'area di culto sicuramente precedente all’impianto cimiteriale, che doveva avere una certa importanza nella zona, ed è testimoniato dalla presenza di ex-voto sotto forma di frammenti di statue femminili in terracotta e di piccoli strumenti per la lavorazione della terra, che si riferiscono ad una divinità femminile non identificata, ma senza dubbio legata alla fertilità e alla terra.

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