Schemi planimetrici
Nell’Etruria meridionale sono attestate catacombe costituite da
serie di lunghe gallerie parallele, unite da trasversali, scavate
all’interno di costoni tufacei e accessibili da vestiboli di ingresso.
Tali impianti è possibile risentano degli influssi della tradizione
funeraria locale, che da secoli aveva sviluppato l’uso di scavare tombe
a camera, le une accanto alle altre, sui declivi collinari. Varianti
degli schemi planimetrici più diffusi sono quello “a raggiera di
gallerie”, documentato a Rignano Flaminio, o quello a gruppi di
ambulacri scavati a più livelli all’interno di una stessa collinetta,
con ingressi indipendenti, attestato a Colle San Quirico presso Paliano.
Talvolta le catacombe del Lazio, come quelle romane, riutilizzarono ambienti sotterranei già esistenti, come cave di pozzolana o cisterne a cunicoli ormai dismesse. In tali casi l’articolazione delle gallerie riflette quella degli impianti più antichi e si presenta pertanto irregolare.
Ampliamenti
Per ricavare ulteriore spazio per nuove sepolture, le gallerie potevano essere prolungate, ovvero se ne poteva approfondire il piano pavimentale, così da ricavare altre superfici disponibili in basso sulle pareti. Fu in questo modo che, in alcune catacombe, le gallerie raggiunsero altezze che sfiorarono anche i sei metri. D’altra parte, i reiterati prolungamenti, effettuati anche per piccoli tratti, conferirono agli ambulacri spesso andamenti tortuosi.
L’irregolarità che caratterizza le catacombe del Lazio, a confronto di quelle romane, si deve a questo metodo “frazionato” di escavazione, oltre che alla mancanza di maestranze specializzate abituate a scavare cimiteri sotterranei su larga scala.