Vai ai contenuti. Spostati sulla navigazione

Le catacombe del Lazio

Sezioni
Tu sei qui: Portale Storia e Origini Epigrafi e pitture Le credenze sulla vita ultraterrena

Le credenze sulla vita ultraterrena

Iscrizione con formula imprecatoria

I formulari rivelano le credenze religiose dei fedeli, incentrate essenzialmente nella fede in Cristo e nella vita ultraterrena. Il giorno della morte era scrupolosamente annotato negli epitaffi come un giorno positivo, quello della nascita alla vera vita, il dies natalis.

Che la tomba fosse considerata un luogo di riposo temporaneo è indicato dalla consuetudine di ricordare il defunto come “deposto” temporaneamente nel sepolcro. Esplicito, in questo senso, fu l’uso tipico dell’area laziale del verbo dormio, associato al nome del defunto, a sottolineare che egli dormiva nel sepolcro in attesa del risveglio della resurrezione.

Ai defunti si augurava di vivere in pace nell’aldilà, insieme con tutti gli altri beati: di vivere, di risorgere in Cristo, di godere della felicità ultraterrena. La fede incrollabile nella resurrezione è indicata da un epitaffio particolarmente toccante, scritto dal marito alla giovane moglie nella catacomba Ad Decimum sulla via Latina: “stai di buon animo Musena Irene, la tua anima immortale è presso Cristo”.

La paura delle violazioni delle tombe era molto forte in aree funerarie situate talvolta in aperta campagna: in qualche caso le iscrizioni registravano minacce contro chi compiva un simile misfatto.

Torna su
 

Sviluppato con Plone, il sistema open source di gestione dei contenuti